Perché Il Brigante ?
Non
serve un uomo che conosce il tempo per sapere che è tempo …”
( Bob Dylan
cantava più o meno così …)
Un titolo
contiene sempre un’allusione, altrimenti che farne di un titolo? Un
contenuto contiene sempre una provocazione, altrimenti che farne di un
contenuto?
Un titolo ed un contenuto racchiudono sempre dei significati, oscuri o
palesi, dissimulati o espliciti, a seconda di come il lettore li
interpreta. I piani
dell’orizzonte sono diversi, la percezione è di avere una gamma
sempre aperta ed infinita di possibilità di interpretazione. Può, quindi,
apparire strano chiamare un giornalino “Il Brigante”, tanto più, se
lo stesso si propone di avvicinare i cittadini alla vita del Comune. “Coscienziosi
e zelanti”, crediamo
necessario spiegare questa scelta insolente e bizzarra. Nel corso della
storia furono definiti “briganti” coloro che, da soli o in bande,
anche con scopi diversi, agivano illegalmente attentando alle persone ed
alle proprietà. Il
sostegno loro fornito dalle classi più povere suggerisce che il più
delle volte non si trattava di pura violenza criminale, ma di reazioni
motivate da insostenibili situazioni di miseria ed oppressione. Il
fenomeno fu molto diffuso tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’
‘800 soprattutto nell’Italia centro-meridionale, ma interessò, con
diverse caratteristiche, anche alcune zone del nord; una di queste fu la
montagna di Rezzonico.
Nelle diverse
realtà storiche il Brigantaggio assunse anche connotazioni politiche
reazionarie, ma l’aspetto che accomuna tutti questi eventi rimane
comunque il fatto di un’iniziale organizzazione locale ed
autonoma in contrapposizione ai poteri costituiti.
Il termine ha assunto nell’accezione popolare un significato non
esclusivamente negativo. Oggi nel nostro Paese, le istituzioni
democratiche garantiscono la rappresentanza e la partecipazione popolare
alla gestione della cosa pubblica escludendo in tal modo l’insorgenza
di simili fenomeni.
Dopo questa
seriosa spiegazione procediamo a “spersonalizzare” il
personaggio. Ci piace
giocare con le dinamiche delle parole: priviamo il brigante di
tutte le sue accezioni negative e, come dei provetti alchimisti, creiamo
un soggetto di cui, in sostanza, rimane solo il nome. Un nome, spogliato
di forma e arricchito di contenuto, così immaginiamo “Il Brigante“:
sornione, irriverente, contraddittorio, anticonformista, dissacrante,
squisitamente umano nell’errare, e perché no
con qualche cicatrice sul corpo. Con un intento, forse un po’
destabilizzante, ma creativo, di circoscrivere una “ zona bianca “,
costituita da pagine, dove situare un atteggiamento “ disconoscitivo
” verso il mondo, sganciato da ogni sorta di tutela e restituito alla
sua originalità. Con questo titolo, abbiamo voluto sfidarci e
reinventarci. Inoltre il nostro giornale si riferisce ad un aspetto
della vita che ai tempi del Brigantaggio probabilmente non esisteva
nemmeno: l’informazione!
Una importantissima conquista che oggi, grazie anche alla tecnologia,
consente a tutti di conoscere una enorme quantità di notizie. Quale può
essere la funzione di un giornale con un pubblico di meno di 2000
persone nell’epoca di internet? Quando la stampa provinciale si occupa
già quotidianamente delle cronache locali? Secondo noi la funzione deve
essere quella di uno spazio per l’approfondimento della storia dei
nostri paesi sviluppata dal basso, cioè tramite testimonianze dirette e
con il contributo di tutti, in modo quindi locale ed autonomo rispetto
ai mezzi di comunicazione più diffusi. Così da poter verificare
direttamente se molti messaggi diffusi dai mass media non siano solo
luoghi comuni. Il giornale conterrà le
notizie di interesse pubblico, sia sull’attività comunale sia di
tutte le associazioni presenti sul territorio. Per realizzare tutto
questo sarà necessaria la collaborazione di tutti i cittadini
interessati.
Stémm
a védé….