|
|
||||
|
|
| ||
|
| Carcente | |||
|
|
|||
| La Meridiana | Per informazioni sulla | |||
|
chiesetta di San Rocco visita il sito della parrocchia |
|||
| museo rurale | ||||
|
due minuti di
storia locale : Capelli Agostino, nativo di Carcente, terra nella comunità di S. Siro, parrocchia di S. Martino sopra Rezzonico, era di famiglia benestante; suo padre, uomo grave, viveva bene, ingegnandosi nel commercio della filatura delle sete, comperando bozzoli, in quei tempi però non molto utili come al presente, Agostino Capelli da giovane diedesi ai sollazzi, e a trattare con gente di bel tempo ed amanti dei piaceri. Raccontasi che, unitosi con un suo fedele compagno ed amico, gli entrò in mente capriccio di castigare severamente un certo uomo di Cremia che rubacchiava di notte nelle stalle e cascine quanto capitavagli alle mani, più poi pecore e capre. Armatosi il Capelli e il suo compagno di schioppi ed armi appuntate, giravano nei contorni per fermare il ladro, se gli venisse fatto, e punirlo. Una notte ambidue appiattatisi in luogo vicino ad una stalla, videro il cremiense venire verso di loro cheto cheto per entrare nella stalla; gli furono addosso, lo presero e il denudarono, e in malo modo il batterono, indi stretto il legarono ad una pianta ivi vicina per di nuovo batterlo; alle grida del paziente, accorsero tosto delle persone del vicino paese, e queste conobbero il Capelli e il suo compagno nel mentre fuggivano. Sciolsero dal legami il pover’uomo, riferirono l’avvenuto ai deputati all’estimo della loro comunità, che dalla Giustizia, il giorno appresso, venne il Capelli e il suo compagno catturati e condotti alle prigioni, che costrutti i processi e ritrovati complici del delitto furono ambidue condannati alla casa di correzione in Milano per anni dieci. Compito il tempo dell’inflitta pena, ritornarono in seno alle loro famiglie. Nel 1796 erano venuti in Italia i francesi, e sparsi i loro principi repubblicani di libertà e di uguaglianza e stravolte le idee a molti della nostra penisola, ma però questi già consapevoli di quanto i francesi avevano ad operare in Italia, ed ancora prevenuti del tempo della loro venuta, specialmente certi individui del lago di Como. Il Capelli, animato forse dall’interesse col danajo altrui, o di acquistarsi fama, radunò alcuni arditi montanari, che i francesi appellarono di poi briganti della montagna di Rezzonico, e con questi credeva paventare i patrioti lariensi ed annichilarli, e col suo branco di facinorosi inquietare ancora l’armata francese, e riportava sul lago nostro vittoria; come difatti n’ebbe degli incontri che gli riescirono felici, come il vedremo a suo luogo. Nel 1798 e 1799 radunava, questo capo di briganti, i suoi commilitoni, i quali, verso sera, si portavano alla casa di sua abitazione situata alla riva del lago, sulla spiaggia di Rezzonico, verso Acquaseria, dal Capelli stesso fatta fabbricare, denominandola il Moletto. Bello era vederli comparire fuori dai vicini campi, or l’uno or l’altro, vegnenti segretamente da Carcente e da Treccione; e il Capelli loro forniva fucili e munizioni, e fatta loro un’allocuzione, gli persuadeva a portarsi bene e da valorosi; dopo di aver vuotati molti bicchieri di vino generoso, tutti allegri e contenti partivano al loro destino. Il Capelli, alla testa della sua armata cattolica, da lui così denominata, per ben due anni fece cose che misero nella costernazione famiglie e in pericolo d’essere saccheggiati ed incendiati tutti i paesi componenti la montagna di Rezzonico, se non avesse la popolazione fatta ferma resistenza onde sostenersi contro a mille e cinquecento soldati che volevano, nel 1799, vendicarsi degli insulti avuti dai briganti, appostavansi al Sasso di Musso. Questi soldati erano stati rimossi dall’armata che osservava i confini del Tirolo verso Bormio, condotti dal generale Le-Courbe, composta di cinque mila soldati, in fretta discesi dalla parte della Valtellina, perché avanzavasi l’armata vincitrice austriaca, condotta dai generali Bellegarde e Laudor, ed erano giunti a Colico, ove l’armata Le-Courbe era accampata; intenzionati di passare la strada di San Jorio, dovettero, loro malgrado, retrocedere per le nevi cadute che ritrovarono su di quel monte, quindi sforzati a rifermarsi in Dongo. Conquistato dagli austriaci, colle armi, lo stato di Milano, il Capelli presentossi al Comando militare onde ottenere guiderdone dell’opera sua prestata in favore di S.M. l’imperatore d’Austria, e vennegli accettata la richiesta, e fu premiato coll’essere stato addetto nel corpo dei condottieri dei trasporti militari dell’armata austriaca, il quale, dopo pochi anni di servizio, morì in una città della Germania. |
local
history : Capelli Agostino was born in Carcente then part of the San Siro county and S.Martino’s parrish. He was the heir of a wealthy family, his old school father had invested in the growing business of silk worms. The young Agostino did not follow is old man’s steps indulging instead in the good life. One day, along one of his best friend decided to punish a man from the neighbouring Cremia who used to rob stables and old houses mainly stealing sheep and goats. They got old of guns and knives and started guarding the village until one night they finally came upon the robber. They caught him, undressed him and beat him up badly. They then tied him up to a tree and started beating him again. The desperate screams of the unfortunate robber were heard in the village nearby by the worried inhabitants that ran to the scene, recognised Agostino and his partner and reported them to the local authorities. The following day both friends were caught and after a brief court case were translated to Milan to spend ten years in jail. Having paid their due to society they came back to their families ten years later. In 1796 France ruled North Italy thus bringing to this reactionary land their republican ideas of freedom and equality and beginning to change the way of thinking of many Italians. As Always, the new ideals did not appeal to everybody, so Agostino Capelli, probably sponsored by someone else’s money or simply eager to make a name for himself, organised a bunch of brave mountaineers known to the French as “I Briganti della Montagna di Rezzonico”. He thought that with his outlaws he could scare both, the local patriots and the French army as he did in more than one instance. During 1798 and 1799 it wasn’t uncommon to see those unlikely soldier walking secretively through the fields all the way down from their native hamlets of Carcente and Treccione to the house on the shore of the lake Como between Rezzonico and Acquaseria that Agostino himself built and named “Moletto”. After a brief talk Agostino would generously distribute wine and lead his men to their next mischievous task. Agostino Capelli named his gang “Armata Cattolica” and for a couple of years put the area to great risk. In 1799 the local population had to face the reaction of the French army that were firmly resolved to catch Agostino’s bandits. Afraid that the French would take their frustration out on the local population, few brave men took position at the “Sasso di Musso” where the narrow path allowed them to stop the march of fifteen hundred soldiers. The French battalion was part of a greater army of five thousand guarding the borders of Tyrol near Bormio and was lead by General Le-Courbe. Following the conquest of the Milan State by the Austrian army, Agostino Capelli signed up for them. The Austrian accepted him among their soldier for the service rendered by Agostino in fighting the French, he fought with them and died in Germany few years later.
|
|
|
|
|
Deux minutes d'histoire locale : Les brigands de la montagne de Rezzonico CAPELLI Agostino, né à S.Siro, paroisse de S.Martino sur Rezzonico, était issu d'une famille aisée; son père, homme sérieux, vivait bien, s'occupant du commerce des filatures de soie, achetant des cocons, qui n'étaient cependant pas aussi utiles qu'à présent; le jeune Agostino Capelli s'adonnait aux distractions, fréquentait des gens oisifs et adeptes des plaisirs. On dit que, en accord avec l'un de ses fidèles compagnons et amis, il lui vint à l'esprit la fantaisie de punir sévèrement un certain homme de Cremia qui chapardait la nuit dans les étables et les fermes tout ce qui lui tombait sous la main, parfois même des moutons et des chèvres. Capelli et son compagnon, munis de fusils et d'armes tranchantes, parcouraient la campagne pour arrêter le voleur, si possible, et le punir. Une nuit, tous deux tapis près d'une étable, ils virent l'homme de Cremia s'approcher doucement pour y entrer; ils se jetèrent sur lui, l'empoignèrent et le dévêtirent, et brutalement le frappèrent, puis l'attachèrent à un arbre pour de nouveau le battre; aux cris du malheureux, accoururent aussitôt des personnes du village voisin qui reconnurent Capelli et son compagnon qui s'enfuyaient. Ils délièrent le pauvre homme, dénoncèrent les faits aux représentants de leur communauté; sur ce, Capelli et son compagnon furent capturés et conduits en prison, puis à l'issue du procès, déclarés complices du délit, ils furent tous deux condamnés à la maison de correction à Milan pour dix ans. Une fois purgé leur temps, ils retournèrent au sein de leur famille. En 1796, les français étaient entrés en Italie, et y avaient répandu leurs principes républicains de liberté et d'égalité, bouleversant les idées d'un grand nombre dans notre péninsule, parmi lesquels ceux qui connaissaient les intentions des français en Italie, et qui étaient aussi prévenus du moment de leur arrivée, en particulier certains individus du lac de Côme. Capelli, animé peut-être par l'intérêt de l'argent, ou pour la gloire, rassembla quelques courageux montagnards, que les français nommèrent depuis "brigands de la montagne de Rezzonico", et avec eux il pensait faire peur aux patriotes du Lario et les anéantir, et avec sa bande de malfaiteurs inquiéter aussi l'armée française, et rapporter sur notre lac quelque victoire; comme il en connut d'ailleurs lors de ses combats et comme nous le verrons plus tard. En 1798 et 1799, ce chef de brigands rassemblait ses compagnons d'armes, qui, le soir venu, arrivaient à sa maison, que Capelli lui-même avait fait construire, et qui était située au bord du lac, sur la plage de Rezzonico, vers Acquaseria, et que l'on nommait "le Moletto" (petit débarcadère). C'était beau de les voir apparaître sortant des champs voisins, l'un ou l'autre, arrivant secrètement de Carcente et de Treccione; et Capelli leur fournissait des fusils et des munitions, et après leur avoir fait un discours, les persuadait de bien se conduire en courageux; après avoir vidé de nombreux verres d'un vin généreux, tous repartaient à leur destin joyeux et contents. Capelli, à la tête de son "armée catholique", ainsi dénommée par lui-même, pendant deux ans, fit des choses qui mirent des familles dans la consternation et tous les villages composant la montagne de Rezzonico en danger d'être saccagés et incendiés, si la population n'avait pas opposé une ferme résistance contre mille cinq cents soldats, postés au Rocher de Musso, qui voulaient, en 1799, se venger des insultes des brigands. Ces soldats avaient été déplacés de l'armée en observation aux frontières du Tyrol près de Bormio, conduits par le général LeCourbe, composée de cinq mille soldats, descendus en hâte du côté de la Valtellina, car l'armée vainqueur autrichienne avançait, conduite par les généraux Bellegarde et Laudor, et qui étaient arrivés à Colico, où l'armée de LeCourbe était postée; dans l'intention de passer la route de San Jorio, ils durent malgré eux reculer à cause de la neige tombée sur ce sommet, et donc furent obligés de s'arrêter à Dongo. Après la conquête de l'état de Milan par les autrichiens, avec les armes, Capelli se présenta au Commandement militaire pour obtenir récompense de ses services à S.M.l'empereur d'Autriche; sa demande acceptée, il fut enrôlé dans le corps de condottiere des transports militaires de l'armée autrichienne; après quelques années de service, il mourut dans une ville d'Allemagne. |
|